Servizio evangelico per le relazioni con Israele

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Gesù era cristiano?

Tra il materiale per la scuola domenicale di un’importante denominazione cristiana degli Stati Uniti, vi era un disegno da colorare. Rappresentava un bambino che stava salendo una gradinata per entrare in chiesa. Sotto, una didascalia spiegava: “Gesù era un bravo bambino cristiano che andava in chiesa tutte le domeniche”. Niente di più sbagliato. La breve didascalia infatti contiene tre errori: 1. Gesù non era un bambino cristiano, ma ebreo; 2. Non è mai stato in una chiesa ma, per tutta la sua vita terrena, Gesù frequentò la sinagoga e il Tempio ebraico di Gerusalemme; 3. Gesù andava in sinagoga ogni sabato (shabbat). La didascalia avrebbe dovuto essere la seguente: “Gesù era un bravo bambino ebreo che andava in sinagoga ogni sabato”. Ogni mancata verità è una menzogna.

Qual è la differenza tra i termini ebreo, giudeo, israelita e israeliano?

Il termine “ebreo”, di origine biblica, è fatto derivare dal nome di Eber, discendente diSem, antenato del popolo ebraico (Genesi 10, 21-25). La parola ebreo significava “regione posta al di là”: gli ebrei provennero da un territorio postooltre l’Eufrate. La prima persona, nella Scrittura, a cui venga riferito il termine ebreo inteso come appartenente al popolo, è Abramo, in Genesi 14, 13: «Ma uno degli scampati venne a dirlo ad Abramo l’Ebreo, che abitava alla querce di Mamre». Il termine “ebreo” può dunque riferirsi a tutti gli appartenenti al popolo d’Israele dall’epoca patriarcale fino ai nostri giorni.

Il termine “giudeo” richiede un discorso più articolato.Innanzitutto è giudeo chi anticamente abitava la regione della Giudea, con capitale Gerusalemme. Vi è inoltre un significato più ampio, legato al suo corrispettivo astratto,“giudaismo”, con cui s’intende la forma assunta dalla religione ebraica successivamente alla conquista babilonese del territorio del Regno di Giuda e la conseguente distruzione del primo Tempio (586 a.C.). I giudei delle tribù di Giuda e Beniaminofurono in gran parte deportati in Babilonia. Qui svilupparono una forma di culto forzatamente nuova. I sacrifici, attuabili solo nel Tempio di Gerusalemme, furono infatti sostituiti con una forma di culto più legata alla parola e grande peso assunse l’osservanza del sabato. Queste scelte furono mantenute anche con il ritorno degli esuli in terra d’Israele e con la riedificazione del Tempio (536 a.C.). Con la distruzione del secondo Tempio si rafforzò il giudaismo rabbinico. In questo senso, tutti gli ebrei vissuti dopo l’epoca biblica sono, religiosamente parlando, giudei. Il termine ebraico yehudì (giudeo) deriva dalla radice yadà (hodà) che significa ringraziare.

Il termine “israelita” innanzitutto significa, figlio d’Israele (Giacobbe), cioè tutti i discendenti dei dodici figli del patriarca Giacobbe, chiamato anche Israele (Genesi 32, 29). In secondo luogo “israelita” è un abitante del regno d’Israele, costituitosi con la frattura del regno unitario avvenuta dopo la morte di Salomone (ca. 922 a.C.) dove risiedevano dieci delle dodici tribù, escluse Giuda e Beniamino. Con la conquista del Regno d’Israele ad opera degli assiri nel 722 a.C., i suoi abitanti furono deportati o assimilati. Dal periodo dell’emancipazione (XIX sec.), il termine “israelita” fu impiegato come sostituto di “ebreo”. Oggi, per esempio, le comunità ebraiche locali sono chiamate anche “Comunità Israelitiche”.

Il termine “israeliano” indica esclusivamente un cittadino dello Stato d’Israele, la cui fondazione risale al 1948.

Non tutti gli ebrei sono perciò israeliani, né tutti gli israeliani sono ebrei. Esiste infatti oltre un milione di israeliani (cittadini dello Stato d’Israele, appunto) di religione musulmana e, in misura molto minore, israeliani appartenenti a varie denominazioni cristiane e ad altre religioni. (Piero Stefani, Gli ebrei, Il Mulino, Bologna 2006)

Perché gli ebrei praticano la circoncisione?

È una convinzione dettata da un modo di pensare prettamente occidentale credere che gli ebrei osservino i precetti della Legge (Torat-Adonai) per ragioni più o meno valide. Tale convinzione viene rafforzata dai moderni studi scientifici che convalidano i benefici igienici di certe pratiche come, ad esempio, la circoncisione. Pur riconoscendo che la ricerca scientifica ha avvalorato il profondo valore e il rispetto per la vita di certi precetti, non è per perseguire certi risultati che gli ebrei rispettano le pratiche della Legge. La mentalità orientale, con cui è stata concepita tutta la Scrittura, si muove in maniera completamente opposta alla nostra. Le pratiche della Scrittura, questo vale anche per le regole alimentari per esempio e per tutte le altre prescrizioni,vengono ubbidite perché è Dio che le comanda. Non si ricercanomotivazioni valide. La fiducia nell’Eterno, Colui che ha consegnato i precetti ad Israele, si mostra mediante un’ubbidienza incondizionata anche se certi risultati scientifici non fossero stati mai conseguiti.

Perché gli ebrei continuano a praticare la circoncisione?

In Genesi 17, 9-10, è scritto: «Poi Dio disse ad Abrahamo: “Da parte tua, tu osserverai il mio patto, tu e la tua discendenza dopo di te, in tutte le loro generazione. Questo è il mio patto che voi osserverete, fra me e voi, e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio fra voi sarà circonciso”». È un pregiudizio frequente presso i cristiani, ritenere che i precetti assegnati da Dio al popolo d’Israele, con la venuta di Gesù, non debbano più essere osservati. Il pregiudizio nasce, spesso inconsapevolmente, da una considerazione sbagliata del valore della Legge (Torat-Adonai). Gesù non è venuto per annullare la Legge e i Profeti (Antico Testamento o Tanach) ma per adempierli: «Io non sono venuto per abolire ma per portare a compimento» (Matteo 5, 17). Secondo le Scritture, Dio non consegnò una Legge “a tempo determinato” ma per ogni precetto sottolineò ripetutamente che doveva essere osservato di generazione in generazione. La venuta del Messia non annulla la Scrittura ma semmai le conferisce una pienezza di significato. Paolo dirà che: «La legge è santa, e il comandamento santo, giusto e buono» (Ro. 7, 12).

Dunque gli ebrei continuano a praticare la circoncisione perché la Scrittura comanda di fare così. È sbagliato, ed è anche una violenza, applicare categorie di pensiero umano a ciò che è considerato Parola del Signore.Dio non muta a seconda delle circostanze o delle epoche in cui gli uomini si trovano a vivere.Il precetto è per Israele e tale rimane nei secoli dei secoli.

Anche gli ebrei messianici (ebrei che credono in Gesù) continuano a praticare la circoncisione?

Certo che sì. Quando una persona giunge alla fede in Gesù è condotta dallo Spirito Santo a cambiare tutti i comportamenti negativi mostrando chiari frutti di ravvedimento. Per esempio,se rubava, non ruberà più; se diceva bugie, non le dirà più; se praticava adulterio, si convertirà dalle proprie azioni malvagie. Ma siccome essere ebrei non è un peccato ed è semmai un privilegio, non vi è alcuna ragione per cui un ebreo “nato di nuovo” debba smettere di praticare i comandi che Dio ha donato al suo popolo. Nessun ebreo attribuisce valore salvifico ai precetti da mettere in pratica poiché da Abramo fino ai nostri giorni «Il giusto vivrà per la sua fede». L’apostolo Paolo criticava l’osservanza legalistica della Legge (nomos) ma non la Legge (Torat-Adonai) in sé. Lui stesso dirà in Romani 3, 1-2: «Qual è dunque il vantaggio del Giudeo, o qual è l’utilità della circoncisione? Grande in ogni maniera».

Ci sono molti che mi dicono che è una contraddizone vedere i soldati israeliani che pregano davanti ai carrarmati prima di combattere e che Dio non può approvare chi usa le armi per uccidere. Nessun esercito può essere benedetto da Dio, perchè va contro la sua legge di non uccidere. Come posso rispondere a questa domanda?

Cara Monica,
grazie mille per la tua interessante domanda e scusami per il ritardo con cui ti rispondo, dovuto all’inesperienza nella gestione del web. Io credo che il problema che sta alla radice di quanti affermino la non legittimità dell”uso di un esercito riguardo ad Israele sia sostanzialmente uno. Israele è uno stato democratico legittimamente riconosciuto dalla Società delle Nazioni Unite nel 1948. Israele non è il Regno di Dio in terra ma uno stato come tutti gli altri. Non si può applicare le regole del Regno ad una nazione del mondo. Inoltre, Israele non usa armi per uccidere. Il suo esercito, infatti, è chiamato Tzahal (Tzebaot Haganà LeIsrael) che letteralmente significa Esercito per la Difesa dello Stato d’Israele. L’esercito dunque serve a difendere i propri cittadini e questo non solo è legittimo ma è soprattutto doveroso. Il dramma, come sempre più spesso accade, è che si usano due pesi e due misure. Perchè non usare lo stesso metro di giudizio verso stati che fomentano l’odio, istigando i bambini alla guerra e producendo contro il volere delle Nazioni Unite, armi atomiche per la distruzione dell”umanità ?
Un abbraccio, Silvia

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