La forza della memoria nell’ebraismo

(Articolo scritto in occasione della giornata della memoria della Shoà, 27 gennaio 2009 e pubblicato in “Uomini Nuovi”, Mensile di Informazione Cristiana, Anno LVI, N° 4, 2009, p. 9)

Ascolta Israele: l’Eterno il nostro DIO, l’Eterno è uno. Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore” (Deuteronomio 6, 4-6).

La memoria nella tradizione ebraica ha un valore centrale. Fin da quella che è definita la professione di fede dell’ebraismo, la preghiera dello Sh’mà sopra riportata, ogni giudeo viene esortato a tenere nel suo cuore, a ricordare  dunque, le parole dell’Eterno. L’esortazione contiene una forza particolare proprio perché Colui che l’ha ispirata sapeva bene che la tendenza naturale dell’uomo è totalmente opposta, facile a dimenticare e a lasciar cadere nell’oblio. In realtà, tutta la Bibbia è piena di inviti, comandi ed esortazioni a ricordare. Basti pensare alle feste bibliche, istituite come memoriali, per ricordare il bene che l’Eterno Dio ha fatto al Suo popolo. Le tavole delle Dieci Parole o Dieci Comandamenti, ‘asseret ha-dibbrot, iniziano con una dichiarazione solenne, una premessa inequivocabile che si presenta come la colonna potante di tuto il resto del testo, in cui viene stabilito il suo presupposto fondante “Io sono l’Eterno, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (Esodo 20, 2). Essa suona come un monito: “Se  non ricorderai che io sono intervenuto con potenza per farti del bene, tu non riuscirai ad adempiere i miei comandi”. Nel Salmo 103, il salmista ordina a sè stesso, comanda, cioè, alla sua anima di benedire “il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici”. Inviti come questi sono appunto molto frequenti nella Scrittura. Essi mettono in risalto la differenza tra la natura imperfetta dell’uomo e quella perfetta di Dio.  La memoria risulta così un aiuto provveduto da Dio per sovvenire alle nostre debolezze. Ma la Scrittura tutta, ebraica o Antico Testamento, e Nuovo Testametno, contiene anche numerosi moniti e seri avvertimenti a ricordare che l’uomo può essere capace di fare molto male. Memoria positiva e memoria negativa. La memoria positiva pone l’attenzione sul bene che Dio compie per noi; quella negativa sul male che può uscire dalle nostre stesse mani quando ci ergiamo a Dio di noi stessi e degli altri. Basti leggere due versetti della Scrittura. Nel libro dei Salmi 51, 5, Davide afferma: “Ecco, io sono stato generato nell’iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato”, e al versetto 3, è scritto : “poichè riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me”. Sempre riferendoci alla tradizione ebraica, calzante è ciò che avviene durante ogni festa di nozze: proprio nel bel mezzo della festa, momento apice di gioia per gli sposi novelli, viene rotto un bicchiere di vetro “in memoria di”, per ricordare le persone che non ci sono più, che avrebbero dovuto esserci ma sono mancate e per ricordare la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. Tutto ciò suona come un campanello di allarme: poichè il cuore dell’uomo è incline a dimenticare e a farsi trasportare dagli eccessi, la rottura del bicchiere ha l’obiettivo di riportarlo alla realtà tramite il ricordo. Ogni occasione di memoria, se mossa dalla volontà di ricordare non per accusare ma per costruire, può diventare un’opportunità per seminare nella pace il frutto della giustizia e della verità (Lettera di Giacomo 3, 18). Il 27 gennaio si è celebrata la giornata della memoria, istituita dal Parlamento Italiano nel 2000 per ricordare le vittime delle persecuzioni fasciste e naziste degli ebrei, degli oppositori politici, di gruppi etnici e religiosi dichiarati da Hitler indegni di vivere. La data prescelta è quella dell’anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz in Polonia,  avvenuta da parte dell’Armata Rossa , esattamente il 27 gennaio 1945, 64 anni fa.  La Seconda Guerra Mondiale  rappresenta il più grave e terrificante conflitto della storia dell’umanità. In tutto il mondo,  sono morte 55.527.000 persone, di cui più di 30 milioni di civili- Nei 12 anni di regime nazista, nel cuore del vecchio continente Europa, sono stati sterminati 6.000.000 di persone, di cui circa 2.000.000 di bambini, semplicemente perchè erano ebrei. Davanti ad una tragedia così immane, l’invito a ricordare, espresso dal Parlamento stesso, non può essere colto che come fattore positivo ma anche come una mitzwà, un dovere da compiere con senso di responsabilità e chiarezza per spiegare, a tutte le fasce di età, laddove sia possibile, ciò che è veramente accaduto e contrastare in tal modo, con il bene, il dilagare di dottrine revisioniste menzognere che continuano ancora oggi a riaffiorare. La Chiesa soprattutto, intesa come Corpo di Cristo e dunque portatrice di un messaggio di verità, ha il dovere di ricordare determinati fatti con onestà e chiarezza, dimostrando realmente di essersi assunta le proprie responsabilità levando la sua voce e correggendo con fermezza ogni altra parola blasfema. Shalom ‘al Israel, sia pace su Israele. Silvia Baldi Cucchiara.

Lascia un commento


La nostra visione
Far conoscere Israele ai cristiani
e un volto nuovo di cristiani ad Israele.
ISCRIVITI alla nostra NEWSLETTER